In Madama Butterfly oriente e occidente a confronto

Grande successo di pubblico per l’opera che ha aperto la stagione lirica del Teatro Sociale di Rovigo. Affollatissimo anche l’appuntamento per le scuole.

Chi era Madama Butterfly? Chi e come costruì tanto successo?

Ce ne parla il maestro Francesco Toso, che nello spettacolo rodigino ha interpretato il principe Yamadori.

 

Tragedia giapponese Nel libretto e nello spartito l’opera Madama Butterfly è definita “tragedia giapponese“. Composta dal grande Giacomo Puccini su libretto di G.Giacosa e L.Illica viene dedicata alla regina d’Italia Elena di Montenegro. Dopo il successo trionfale di Tosca (1900), Puccini fu catturato dalla rappresentazione londinese di Madama Butterfly di David Belasco, il quale aveva adattato per il teatro un racconto di John Luther Long del 1898. A dire il vero, Puccini non aveva capito granché della spettacolo recitato in inglese, ma quel poco bastò perché si innamorasse del soggetto.

 

AMBIENTAZIONE ESOTICA Certamente dovette molto stimolare la fantasia musicale di Giacomo Puccini l’ambientazione esotica, quell’estremo Oriente che, allo scadere del secolo XIX, aveva sostituito, nella moda letteraria e teatrale, le “turcherie” in voga nel Settecento e in età rossiniana. Il Giappone si stava affacciando sulla ribalta politica internazionale e la guerra russo-giapponese del 1905 sancirà questa volontà di emergere del paese orientale; le suppellettili, i paraventi laccati, i delicati acquerelli, alcuni vocaboli (ikebana, harakiri, kimono, obi) cominciavano a entrare nelle case della borghesia europea e a suggestionare i pittori dell’Art Nouveau e della Sezession viennese.

La cornice orientale, dunque, affascinò intensamente il compositore, tanto che volle documentarsi ampiamente sulle musiche, sugli strumenti giapponesi, giungendo addirittura a citare più di una decina di temi autentici nella nuova partitura. Per la recitazione, Puccini seguì i consigli di una specie di Sarah Bernhardt nipponica, la celebre Sada Jacco; per le usanze rituali e la gestualità ricorse invece alle indicazioni della moglie dell’ambasciatore giapponese. L’inno nazionale degli Stati Uniti d’America, che compare svariate volte all’interno dell’opera, in realtà, ai tempi di Puccini era l’inno della Marina degli Stati Uniti d’America. Bisogna attendere il 1931 perché diventi, con una risoluzione del congresso, l’inno nazionale statunitense.

 

BUTTERFLY CONTRO TUTTI Per mano dei librettisti e secondo le indicazioni di Puccini, l’opera venne totalmente incentrata sulla protagonista, attorno alla quale vengono fatti ruotare gli altri personaggi, tutti importantissimi per lo svolgersi della vicenda, ma di fatto si tratta sempre di personaggi secondari.

In ogni atto Butterfly si deve scontrare con tre personaggi-situazione, nel primo atto con lo zio Bonzo che maledice la nipote per aver rinnegato la religione degli avi, nel secondo atto con il Principe Yamadori ricchissimo e nobile il quale tenta invano, appoggiato da Goro, di chiederla in moglie salvandola così dal disonore e dalla rovina economica e, infine nel terzo atto Kate, la nuova moglie di Pinkerton, che viene a prenderle il figlio pronunciando la frase più commovente di tutta l’opera “Potete perdonarmi?”. Butterfly, a malincuore, acconsente; tuttavia, ormai privata di tutti gli affetti più cari, decide di togliersi la vita. In silenzio, senza clamori, dopo aver abbracciato disperatamente il figlio (“Tu, tu, piccolo Iddio“), si uccide con un pugnale; quando Pinkerton entrerà nella casa di Butterfly per chiedere il suo perdono, sarà ormai troppo tardi.

Madama Butterfly è un atto di condanna contro la violenza ottusa e barbarica della cosiddetta civiltà occidentale, contro il suo sadismo, la sua superficialità, il suo cinismo, il suo infondato senso di superiorità. Pone con forza inaudita il contrasto tra culture del quale è vittima la protagonista incentrando su di essa (una piccola giapponese di quindici anni) un’accurata indagine psicologica con esiti che conoscono paragoni solo in figure quali Violetta Valery o Floria Tosca

 

IL DEBUTTO La Butterfly debuttò il 17 febbraio 1904, al Teatro alla Scala di Milano. Nonostante l’ottimismo di Puccini e dei suoi collaboratori, la serata fu un completo disastro. Già al primo atto si susseguivano i colpi di tosse e i segni di impazienza dell’uditorio. Il tragico clima di questo storico fiasco è efficacemente descritto da una delle sorelle di Puccini, Ramelde, in una lettera al marito:

«Alle due siamo andati a letto e non posso chiudere occhio; e dire che tutti eravamo tanto sicuri! Giacomo, poverino, non l’abbiamo mai veduto perché non si poteva andare sul palcoscenico. Siamo arrivati in fondo non so come. Il secondo atto non l’ho sentito affatto e, prima che l’opera finisse, siamo scappati dal teatro.»

Il fiasco spinse autore ed editore ad un’accurata revisione dell’opera. Nella sua nuova veste, venne accolta entusiasticamente al Teatro Grande di Brescia appena tre mesi dopo, il 28 maggio, e da quel giorno iniziò la sua seconda, fortunata esistenza.

 

francesco-Toso

 

a cura di
Francesco Toso
Baritono e docente di canto

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