Cercatori di conchiglie. Editoriale

 

Ho trascorso quasi un’estate intera a cercare e a raccogliere conchiglie sulla battigia. A casa ne ho diverse centinaia: bivalvi di ogni tipo e misura, gasteropodi o chiocciole, scafopodi simili a corni con tante diramazioni….

Ho imparato a classificarle ai tempi della scuola media. Mi ha sempre affascinato la loro origine. E’ un lavoro straordinario quello che esseri piccolissimi ed invertebrati come i molluschi riescono a fare per costruirsi una protezione, semplicemente filtrando il calcio presente nell’acqua del mare. Così, del carbonato di calcio prende la forma di una stupenda architettura, la conchiglia appunto.

Forse è merito di questo miracolo della natura se fin dall’antichità alle conchiglie era riservato un posto di primo piano: oggetti preziosi nei corredi di bellezza, usate a volte come monete, più spesso amuleti, sempre simboli propiziatori di fortuna e di fertilità.

conchiglieLa mitologia classica vi associava persino la dea dell’amore. Venere, infatti, secondo la leggenda nacque dalla spuma del mare e adagiata su una conchiglia raggiunse Cipro, uno dei luoghi principali del suo culto.

Nella tradizione religiosa, la conchiglia è la tomba dell’uomo prima della resurrezione. Simbolo di rinascita o nuova vita. In molte immagini sacre appare tra le mani di Giovanni Battista nelle scene del Battesimo di Gesù. Inoltre, è da sempre l’attributo per eccellenza dei padri pellegrini come Giacomo e Rocco.

Siamo in tanti a cercare conchiglie sulla battigia. Così attenti nel recuperare dal mare ciò che un mollusco ci ha lasciato in eredità da farmi credere che le conchiglie, con la loro portata di significato valoriale positivo, appartengano alla memoria collettiva più profonda dell’umanità.

Non c’è nemmeno bisogno di conoscerne l’origine o la classificazione o i simboli associati. Tutti, da sempre, cerchiamo conchiglie.

Le cercano anche gli altri. Quelli che sono dall’altra parte del mare. Quelli che partono di notte, stipati come sardine sott’olio sui barconi, non fanno altro che cercare conchiglie.. Devono attraversare il mare per trovarle, però, loro. Bivalvi, gasteropodi o scafopodi…non importa, pur che siano rinascita, fortuna…

L’insegnante di Scienze delle scuole medie mi disse che accostando una conchiglia all’orecchio si può sentire il rumore del mare di cui portano il ricordo. Ho provato. Funziona. Ma dentro quel ventre di carbonato di calcio non c’è solo il rumore del mare. Ci sono i canti, ora festanti, ora tristi, di milioni di uomini che nei secoli il mare lo hanno navigato, attraversato, affrontato per trovare conchiglie.

E c’è persino il suono di quelli che una conchiglia dalla battigia non sono mai riusciti a raccoglierla, perché nel mare si sono fermati. Loro, parte di quel carbonato di calcio dalle forme superlative, sussurrano all’orecchio di chi, come me, come noi…cerca conchiglie …

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