Conoscenze inerti o profonde?

I teorici dell’apprendimento dicono che voi studenti nel corso di un anno scolastico vi formate due tipi di conoscenze: le conoscenze inerti e le conoscenze profonde e significative.

Come è possibile riconoscerle?

Le conoscenze inerti

Sono quelle conoscenze che tendete a dimenticare a pochi giorni dal loro apprendimento, o perché non le utilizzate nella vita di tutti i giorni o perché non le riutilizzate nemmeno a scuola.

Facciamo un esempio: avete studiato la data dell’Editto di Milano di Costantino e nel capitolo successivo si parla della caduta dell’impero romano di Occidente. La data di quell’evento non la utilizzate a casa, perché è difficile che parliate di Costantino con i vostri amici o famigliari e non la utilizzate più nemmeno a scuola perché successivamente approfondirete altri periodi storici.

Quella del 313 perciò diventa una conoscenza inerte, una conoscenza utile fino al momento della verifica, che poi la vostra testa si prende il permesso di dimenticare.

Le conoscenze profonde

La riflessione che invece il vostro prof. può sollecitare a proposito del rapporto tra religione e potere politico in Costantino è destinata invece ad entrare nella vostra memoria a lungo termine e a diventare una comprensione profonda perché potrebbe essere ripresa sia a scuola, ciclicamente, proseguendo nello studio del programma di storia (Enrico IV, Napoleone, Mussolini…) sia nella vita di tutti i giorni.

Questa può perciò davvero diventare una vostra conoscenza profonda e anche significativa perché vi può essere utile per leggere con occhi più consapevoli e critici il vostro presente. Ci sono, se vogliamo proseguire con gli esempi, conoscenze di algebra indispensabili per affrontare l’argomento successivo e che assolutamente non possono essere dimenticate.

LA STRATEGIA

Tutto questo per dirvi che studiando una strategia per sopravvivere in classe bisogna essere in grado di rispondere a questa domanda: ciò che mi viene spiegato e che sto studiando merita di essere appreso in modo profondo o posso impacchettarlo momentaneamente nella memoria a breve termine? Quante e quali energie devo dedicare a questa tematica o a questa porzione di argomento?

Per chiarirci le idee in merito possiamo fare delle buone domande e, con l’aiuto delle risposte dei nostri insegnanti, possiamo organizzare una strategia che ci dia soddisfazione, non ci faccia disperdere le nostre preziose energie e ci permetta di puntare la nostra attenzione su obiettivi realmente importanti. Come possiamo infatti essere soddisfatti se a fine anno non ci ricordiamo nulla di ciò che abbiamo cercato di immagazzinare con grande fatica?

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Oppure, come possiamo essere soddisfatti se ciò che abbiamo cercato di introdurre nelle nostre teste non sembra avere nessuna ricaduta sulla nostra vita di tutti i giorni?
È su questo che dobbiamo interpellare i nostri insegnanti, sul senso di ciò che studiamo.
Non dobbiamo accontentarci, nasconderci dietro ad un atteggiamento meno attento e meno propositivo. Alla lunga, anche se sembra più semplice diventa difficile da gestire e più avaro di soddisfazioni.

a cura di Paolo Scorzoni docente di scuola superiore

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